13/01/2012

San Nicola

 

CHI E' NICOLA COSENTINO

Intervista a Gigi Di Fiore - 12 Gennaio 2012

Vita e opere di Nick o' Mericano, l'uomo cresciuto politicamente a Casal di Principe dove ha ancora casa. Vivono ancora lì i suoi fratelli. Come i suoi parenti vicini al clan

CHI E' NICOLA COSENTINO


Gigi Di Fiore Nicola Cosentino è un esponente politico della zona dei cosiddetti casalesi. E' nato a Casal di Principe, dove conserva ancora un'abitazione (anche se la frequenta poco), e i fratelli vivono in zona. La sua carriera politica è molto legata al territorio: di fatto Cosentino ha percorso tutte le tappe politiche attraverso esperienze in questa zona della Campania, dagli enti locali al ruolo di coordinatore campano del Pdl. Non va dimenticato che Nicola Cosentino è anche uno dei fondatori di Forza Italia. Dunque, a suo riguardo, possiamo dire che è un esponente politico di lungo corso nel territorio casalese. Secondo l'accusa Nicola Cosentino è un politico in contatto con il clan dei Casalesi da diversi anni, proprio da quando muoveva i primi passi politici negli enti locali. E per questo, grazie al suo peso politico, avrebbe favorito gli affari delle imprese dell'organizzazione camorristica.
Cosentino è certamente un politico molto conosciuto nel Casertano, proprio perché da anni lavora su quel territorio. A lui hanno affibbiato un soprannome colorito, come si usa spesso in queste terre: lo chiamano "Nick o' Mericano", per i suoi trascorsi negli Stati Uniti d'America. Nei suoi confronti ci sono altalenanti e diversi giudizi. Di certo non è uno sconosciuto. Si può dire che a Casale e dintorni lo conoscono tutti.

Perché la camera lo ha salvato non consentendone l'arresto?

Questo dimostra, ancora una volta, che questo tipo di valutazione è una valutazione essenzialmente politica, che nulla ha a che fare con una valutazione giuridica sul famoso fumus persecutionis. E' stata una valutazione determinata da equilibri e interessi politici del momento. Poco centra, invece, la valutazione del merito.

Quanto può essere determinante un legame politico per un'organizzazione criminale come quella dei Casalesi?

Sicuramente tanto, come per ogni organizzazione criminale. Però spesso si tratta di rapporti con gli enti locali, coi Comuni, con le Province. Perché ogni organizzazione ha interesse al controllo del territorio, ad avere potere nella sua zona. Un potere che si manifesta attraverso il controllo dell'ente locale. Ecco perché i contatti per i quali è stato chiesto il carcere a Cosentino, sono datati e risalgono agli anni in cui lui era un politico locale, non nazionale. Ricordo che su Cosentino ci sono due pentiti che lo accusano, e questa era la seconda richiesta di arresto. I magistrati della Dda di Napoli son convinti della sua organicità e del suo rapporto con l'organizzazione casalese che deriva anche da rapporti di lontana parentela con alcuni esponenti di spicco del clan in questione.

Quanto è cambiata la Campania, Casal di Principe, il Casertano, la provincia di Napoli, dopo Gomorra?

Beh, in provincia di Caserta c'è sicuramente una maggiore attenzione. Il libro ha sdoganato un'organizzazione criminale che era un po' ai margini. Ricordiamoci che stiamo parlando di un territorio dimenticato, aveva sicuramente faceva poco notizia. Gli stessi clan erano considerati quasi delinquenza locale. Si è invece capito che quei gruppi, negli equilibri camorristici regionali, avevano (e hanno) un peso molto consistente, a partire dalle guerre fra cutoliani e anti-cutoliani. Avevano una struttura di tipo mafioso, ed erano molto più agguerriti e pericolosi rispetto a quanto apparisse all'esterno. Però, rispetto alla domanda, va fatto un distinguo che è sostanziale, per chi conosce il territorio e la storia delle mafie campane. Quando si parla di camorra si parla di diverse camorre. Sono molto differenti strutture, storie e affari della camorra delle province di Napoli e Caserta rispetto a quella della città di Napoli. Bisogna fare dei distinguo.
 
da "Cado in piedi" rivista online

Cosentino

IL CASO

Camera nega arresto a Cosentino
Il deputato: "Ringrazio Parlamento, non Lega"

Sono stati 309 deputati contrari e 298 favorevoli. La Lega aveva deciso per la libertà di coscienza. Bossi: "Carroccio mai stato forcaiolo". Maroni: "Non so se elettori capiranno". Il deputato: ''Un minuto dopo l'esito del voto e indipendentemente dal risultato rassegnererò le mie dimissioni da coordinatore regionale del Pdl''. Ma si era detto sereno e tranquillo: "Confido nel fatto che i deputati abbiano letto le carte"

 
ROMA - L'Aula della Camera ha bocciato, con voto a scrutinio segreto chiesto dal Pdl, la richiesta di arresto nei confronti del deputato Nicola Cosentino (Pdl) con 309 no, 298 sì. La giunta delle Autorizzazioni aveva espresso parere favorevole. "Sono vittima di un trattamento ingiusto e di un'aggressione mediatica, politica e giudiziaria. Non ringrazio la Lega, ma il Parlamento per un dibattito proficuo e approfondito", è stato il commento di Cosentino. Poi in serata il deputato ha annunciato le sue dimissioni "irrevocabili" da coordinatore del Pdl campano.

Non appena il presidente della Camera ha letto il risultato del no dell'Aula alla richiesta d'arresto, tutti i deputati del PdL sono scattati in piedi e si sono diretti al posto di Nicola Cosentino per abbracciarlo e congratularsi con lui. Lungo è stato l'abbraccio tra lui e Alfonso Papa. Ma saluti e strette di mano sono arrivate da tutti gli altri colleghi di partito. Silvio Berlusconi, invece, è rimasto seduto al suo posto, pur esprimendo soddisfazione con Cicchitto e Alfano. Umberto Bossi non ha partecipato alla votazione. Il leader della Lega, pur essendo alla Camera, non ha mai fatto ingresso in Aula. Nel verdetto finale è stato determinante il voto contro l'arresto dei 6 deputati radicali. Sono stati ventidue i deputati che non hanno partecipato al voto.
  
Le reazioni. ''Ero convinto che questa sarebbe stata la decisione del Parlamento che non poteva rinunciare alla tutela di se stesso. È
 
una decisione giusta, in linea con la Costituzione. Il processo continuerà regolarmente e senza intoppi e il parlamentare lo affronterà da uomo libero come è giusto che sia'': così Silvio Berlusconi ha commentato il voto. ''Per me è un errore politico, ma ovviamente è legittimo'' il voto dell'Aula, ha detto il leader dell'Udc, Pierferdinando Casini. "Chiedere alla Lega. Adesso la Lega lo spiegherà", sono state le parole del segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. "Dal punto di vista numerico i Radicali sono stati determinanti" quindi "non posso che sottolineare ancora una volta la scorrettezza del loro comportamento", è stata la reazione del presidente dell'Assemblea nazionale del Pd, Rosy Bindi,

Dopo la proclamazione del risultato, tra i deputati del Carroccio è stato visibile il gelo. Tra gli uomini vicini a Roberto Maroni e quelli dell'Aula più bossiana la tensione non è svanita dopo l'animata riunione che ha sancito la libertà di coscienza pur con un orientamento al 'si'. "La storia della Lega non è mai stata forcaiola", ha detto il leader della Lega, Umberto Bossi. Dimenticando, forse, la seduta del 16 marzo 1993 quando il termine entrò a pieno diritto nell'aula della Camera con il clamoroso gesto del deputato leghista Luca Leoni Orsenigo che in piena tangentopoli sventolò nell'aula di Montecitorio un cappio (FOTO 1).

Gli elettori leghisti capiranno? "Non lo so", risponde Maroni, deluso per l'esito del voto: "Ho ricevuto molti messaggi negativi" rispetto alla posizione di libertà di coscienza, "e di apprezzamento per la mia chiarezza: io non ho cambiato idea". E ancora: "Non ho condiviso la posizione della libertà di coscienza, ma l'ho accettata perché era la posizione espressa dal gruppo. Ma non c'è nessun disaccordo con Bossi. Molti voti a favore di Cosentino e cioè contro il suo arresto sono arrivati dall'Udc e dal Pd. Sono pochi - prosegue - i leghisti che lo hanno salvato''. Non la pensa così Luca Paolini, il deputato del Carroccio che ha sempre definito "fragile" il quadro accusatorio contro il coordinatore del Pdl campano:"Almeno 25-30 leghisti hanno votato 'no' all'arresto di Nicola Cosentino. Sono molti - aggiunge - quelli che non se la sono sentita di dire 'si' alle manette. Molti di più di quelli che si vogliono far credere. Bisogna fare i conti pensando alle dichiarazioni di voto...".

''Ovviamente non c'è alcun nesso tra la decisione della Consulta 2 e quella dell'Aula (entrambe sono pienamente legittime), ma ho l'impressione che l'indignazione popolare contro le Istituzioni sarà fortissima perché esse appaiono capaci di difendere l'indifendibile, sia il Porcellum o l'impunità di un deputato'', dice Italo Bocchino, vicepresidente di Futuro e Libertà.

Di ulteriore ombra su "un Parlamento privo di legittimazione" parla Nichi vendola, leader di Sel. "Mi vergogno, è la prova che la legge non è uguale per tutti". Dello stesso parere è Angelo Bonelli, presidente dei Verdi: "Con il voto di oggi il Parlamento ha sancito che la legge non è uguale per tutti e che per i potenti non valgono le stesse regole che valgono per i cittadini. Il voto che salva Cosentino dall'arresto -aggiunge- è un colpo fortissimo alla democrazia, alla giustizia e demolisce ogni residuo di fiducia dei cittadini nel Parlamento".

"È ovvio che ci sono voti che arrivano dall'altra parte'', sottolinea Osvaldo Napoli (Pdl), al termine della votazione sulla richiesta di arresto nei confronti di Nicola Cosentino, bocciata dall'Aula della Camera. "La spaccatura è dall'altra parte'', dice ancora Napoli riferendosi alle fila della 'vecchia' opposizione per aggiungere che ''questo dimostra che il Pdl era compatto''. "La vergognosa Lega, con l'ipocrita richiamo al voto di coscienza dimostra, ancora una volta, di essere al servizio di Berlusconi e dei suoi stallieri", ha affermato in una nota il portavoce dell'Italia dei valori, Leoluca Orlando. Secondo il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, che attacca anche Napolitano, oggi a Montecitorio c'è stato un "mercato del voto per garantire l'impunità a Cosentino. Questo è un Parlamento che non è in grado di rispettare le leggi e la Costituzione, non c'è più titolo morale, etico, politico per cui ogni parlamentare di questo Parlamento resti al proprio posto: prima si va alle elezioni e meglio è".

Prima del voto
. Entrando a Montecitorio, il deputato aveva annunciato: ''Un minuto dopo l'esito del voto e indipendentemente dal risultato rassegnererò le mie dimissioni da coordinatore regionale del Pdl'', smentendo quanto aveva dichiarato  stamani nel corso della trasmissione "La telefonata di Belpietro" su Canale 5. Nel suo intervento il deputato aveva respinto le accuse: "Contro di me - ha detto Cosentino a Belpietro - è stata fatta una forzatura enorme. Sono accusato solo da una parte che non mi ha nemmeno voluto interrogare per molto tempo. Vorrei essere giudicato almeno in primo grado prima di andare in carcere
 
da " La Repubblica " 11/1/2012

16/11/2011

Era già stato sospeso dal partito

Presunto patto stretto dall'ex sindaco di Villa Literno con il boss Bidognetti

«Patto col boss»: arrestato Fabozzi consigliere regionale «anticamorra»

Eletto col Pd e confluito nel Misto dopo le rivelazioni
di un pentito. Sedeva nella commissione contro i clan
Il prezzo per l'appalto? Un concerto della Ricciarelli

NAPOLI - Per l'Antimafia di Napoli scese a patti con i Casalesi pur di incassare le preferenze del clan alle elezioni. È questa l'accusa che questa mattina ha portato all'arresto del consigliere regionale della Campania, Enrico Fabozzi. L'ex sindaco di Villa Literno eletto il 30 marzo scorso con il Pd e oggi nel gruppo misto, auto-sospesosi gruppo dei democratici dal luglio del 2010, quando un pentito fece il suo nome nell'ambito di un'inchiesta sugli affari della camorra nel settore rifiuti.

LE ACCUSE - Fabozzi è stato arrestato dai carabinieri di Caserta con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. In particolare secondo i magistrati della Direzione distrettuale antimafia, l'ex sindaco di Villa Literno, primo eletto alle ultime elezioni regionali nel distretto casertano con 11.546 voti, avrebbe stretto un accordo con il gruppo capeggiato dal boss Domenico Bidognetti per procurarsi appoggi elettorali in cambio di appalti.

 

Imprenditoria e camorra, 9 arresti
 
 

 

COMMISSIONE ANTICAMORRA - Enrico Fabozzi sedeva anche nella commissione consiliare d'inchiesta denominata «anticamorra» e istituita «per la vigilanza e la difesa contro la criminalità organizzata».

IN ARRESTO DUE IMPRENDITORI - Per lo stesso reato sono finite in arresto altre otto persone tra cui gli imprenditori Pasquale e Giuseppe Mastrominico, già coinvolti nell'inchiesta sul G8 dell'Aquila. Questi ultimi, ritenuti vicini al gruppo capeggiato da Antonio Iovine, si sarebbero aggiudicati tra l'altro un appalto illegale a Gragnano. Le ordinanze di custodia cautelare sono state emessa su richiesta dei pm Antonello Ardituro, Marco Del Gaudio ed Enrica Parascandolo, della Dda di Napoli.

AMENDOLA (PD): «L'ABBIAMO SOSPESO UN ANNO FA» - «Il Pd della Campania - spiega Enzo Amendola, segretario regionale dei democratici - ribadisce che allorquando i soli mezzi d’informazione avanzarono sospetti sul possibile coinvolgimento di Enrico Fabozzi in indagini su rapporti tra politica e criminalità organizzata, ed anche in assenza di qualsiasi rilievo formale di natura giudiziaria, ha provveduto da circa un anno e mezzo a sospendere Fabozzi dal partito e dal gruppo regionale. Riteniamo che sui legami tra politica e camorra tutti i partiti hanno il dovere di alzare barriere invalicabili».

Redazione online
15 novembre 2011
(ultima modifica: 16 novembre 2011)