cartesio la filosofia come meditazione 8 (Appunti)

 


Marco Aurelio presenta tre massime: “Ovunque e costantemente dipende da te adattarti con animo pio alle circostanze attuali; così pure trattare con gli uomini che ti sono compagni seguendo giustizia; anche sorvegliare con cura e con perizia ogni tua impressione, in modo che non vi si insinui nulla di malamente compreso.” ( ” A se stesso” VII, 54 ). Queste regole pratiche dichiarano una concezione del mondo, una scelta interiore fondamentale, che si esprime in un discorso, in formule universali, che l’autore chiama “dogmata” ( “A se stesso”, III,13.1 : ” Come i medici hanno in ogni istante sottomano i ferri pronti ai casi inaspettata, in in pari guisa tu devi aver pronte sentenze fondamentali  e prime, sì da conoscere la divinità e l’uomo” ). Un dogma è un principio universale che fonda e giustifica una certa condotta pratica e che si può formulare in una o più proposizioni. Il dogma viene formulato all’interno dalla scula stoica, per poi imporsi con certezza al filosofo. Marco Aurelio si limita a formularli con una semplice proposizione: ” Le opere degli dei sono tutte dovute a Provvidenza”, (A sè stesso, II,2 ). Tale formulazione permette di suscitare di nuovo nell’animo la disposizione interiore risultante dalla visione chiara di quei principi, dai quali, poi, risultano una serie di regole di vita. Ad esempio, dalla convinzione secondo cui non c’è altro bene che il bene morale, nè altro male che il male morale ( II,1,3 ), risulta che nè il dolore nè il piacere sono dei mali ( IV, 3,6; XII, 8 ), che l’unico disonore è il male morale ( II, 18,3 ), che la colpa commessa contro di noi non ci tocca ( II,1,3; XII, 2,6 ); che colui che la commette non fa del male che a sè stesso  (IV, 26,3 ); che questa colpa non si trova che in lui medesimo (VII, 29,7 ). Ne risulta altresì che io non posso subire assolutamente alcun danno da altri ( II,1,3; VII,22,2 ). ( cit. in P. Hadot “La cittadella interiore” pag. 44 ). Dopo che Cartesio ha enunciato le massime della morale provvisoria, espone le conseguenze connesse all’adozione della massima. La scrittura è per marco Aurelio il momento in cui il dogma ridiventa esperienza. Il dogma non è una regola ricevuta e poi meccanicamente applicata. L’intensità spirituale è ritrovata nell’atto dello scrivere, del parlare di sè stessi. per risvegliarla non è sufficiente rileggere quanto si è scritto. Si tratta piuttosto di rimettere in ordine un discorso interiore che sempre corre il rischio di disperdersi nella futilità e nella quotidianità. Vero filosofo è infatti colui che ha coscienza di non avere ancora raggiunto la saggezza. Nella prefazione alle “Meditazioni metafisiche”, Cartesio, dopo aver segnalato  i fraintendimenti cui sono incorse questioni presenti nel ” Discorso” in forza di argomenti tratti da luoghi comuni degli atei, dice che procederà a trattare da capo le medesime questioni su Dio e sull’anima umana e i fondamenti di tutta la filosofia prima. ( v. “Meditazioni metafisiche”, Prefazione, AT 9 19-22 )

cartesio la filosofia come meditazione 8 (Appunti)ultima modifica: 2013-02-11T12:37:00+00:00da anna37a
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento