Cartesio: la filosofia come meditazione Appunti 2

Nell’ambito della “Devotio moderna” comincia ad imporsi l’associazione tra meditazione e immagine e, corrispondentemente, la funzione dell’immaginazione, in grado di trasportarci nei tempi e nei luoghi del signore, aiutandoci a prendervi parte: “Sic nam possumus nos semper ei reddere praesentes faciemque eius et sanctorum statura et figura confingere; colloquium, consilium, quaestiones secum et cum sanctis constituere… immo quasi in una domo cum Christo et Maria habitare…” ( da “Trattato” cit. pag. 56 ).  Nel trattato “De quattuor generibus meditabilium”, Gerard Groote intende la meditazione come “preparatio mentis”, che conduce alla parola della preghiera e all’imitazione degli atti virtuosi di Cristo: ” Sed inanis est mentis exercitatio, honore et fine carens, si non ducat nos et cogat ut ea quae Christi sunt per oris confessionem et operis imitationem perficere laboremus ” ( ” Il trattato De quattuor generibus meditabilium ” editrice Antenore, 1975, Padova a cura di ilario Tolomio, pag. 46 ). Dalla meditazione nasce l'”excitatio animi” e in essa trova la propria soluzione ( ” Cumque omnis animi axcitatio a meditatione oritur et meditatione perficitur ” ( cfr. ” Il Trattato” cit. pag. 46 ). Esiste poi la materia della meditazione, i “genera meditabilium”, adatti a chi si trovi nell’infanzia spirituale, poichè l’uomo è debole e deve sostenere la propria meditazione con l’ausilio di immagini ( ” vagiamus ergo in cunis sanctae ecclesiae, sanctorum sacramentorum et Scripturarum partecipatione roboremur ” da “Il Trattato” cit. pag. 44 ). I “genera meditabilium” sono quattro: la Scrittura, le rivelazioni fatte ai santi, gli scritti dei dottori, le immagini composte dal credente stesso ( ” In primo ordine sunt quae de Christi nativitate, vita vel morte in canonica Scriptura, quibus contrarium sentire fas non est, continentur. In secundo ordine sunt quae sancti aliquibus vel de eisdem sunt vel dicuntur postea revelata. Tertio quae assertioni doctorum vel verisimili coniecturae vel probabili argumento vel rationi triunphanti innituntur, ut secundum haec tria verisimilia vel probabilia vel rationabilia vocentur.” ” Il Trattato” cit. pag. 47-48 ). il Groote attribuisce importanza soprattutto al primo, fondato sulla Scrittura, e al quarto, fondato sulle immagini. Poichè però anche la Scrittura fa uso di immagini, l’ultimo genere di meditazione è ricondotto al primo. ( ” Unde et tota sancta Scriptura talibus figmatis sanctis propter caliginem oculorum nostrorum, ne nos nimia luca obrueret, benignissime utitur.” cfr. “Tractatus de quattuor” pag. 48 cit. ). Il motivo profondo di questa riduzione riposa sull’appoggio al testo sacro in vista del rinnovamento spirituale proprio del movimento della  “devotio moderna”, che dal Groote prende le mosse. E’ infatti alla funzione anagogica delle immagini che si riferisce il Groote, perchè, come dice Dionigi l’Aeropagita, ” la teologia, trattando gli enti intellettivi privi di forma, ha fatto frequente uso di sacre immagini poetiche, costruite ad arte, tenendo conto del carattere del nostro animo, preoccupandosi di adeguarsi alla sua natura e adattando a lei le Sacre Scrittura, che hanno valore anagogico. ” ( “De caelesti hierarchia”, cap. 2, cit. in “Trattato De quattuor generis meditabilium”, pag. 53 ). Questa modalità interpretativa non è priva di pericoli. E’ infatti possibile che ingeneri un eccessivo attaccamento al sensibile : ” immo tales signis utuntur pro rebus”, avverte l’autore: i semplici scambiano i segni per le cose ( v. “Trattato”, pag. 61 ). Un problema già avvertito da Agostino di Ippona: ” Per noi la religione non consiste nelle nostre immagini ” ( “De vera religione”, XXIV,45, ed. Rusconi 1991 pag. 184 ); e anche: ”  Le immagini, a loro  volta, non sono che figure tratte dalla specie del corpo mediante il senso corporeo: è facilissimo affidarle alla memoria così come sono ricevute, oppure con la fantasia dividerle, moltiplicarle, riunirle, ingrandirle, alterarle o foggiarle in qualsiasi modo, ma è difficile staccarsene ed evitarle quando si cerca la verità.” ( “De vera religione”, X,28 cit. ) L’attenzione deve essere indirizzata invece all’aspetto spirituale, al profitto che se ne può ottenere. Vi è poi da rilevare una differenza tra il Vecchio ed il Nuovo Testamento. Nel primo le immagini vanno lette secondo il significato anagogico e tropologico, invece gli atti e le parole di Cristo vanno intese spiritualmente. Il Groote si spinge fino a dichiarare che il valore spirituale dell’immagine è superiore, per quanto concerne Cristo, alla veridicità storica dei fatti narrati nel Vangelo.Se l’uso delle immagini è adatto ai bambini, con l’avanzare dell’età va abbandonato. ( v. “Trattato” cit. pag. 60 ). Esiste un’analogia tra astrazione e meditazione. Nell’ astrarre, partendo dall’immagini sensibile, si raggiunge l’intelligibile, nel meditare il punto di partenza è costituito dalle immagini ( quelle costruite da noi o quelle presenti nella Scrittura ), per dirigere la mente verso le realtà spirituali invisibili. E come l’universale non deve contenere traccia del fantasma da cui è stato stratto, allo stesso modo l’oggetto della meditazione non deve essere contaminato da elementi sensibili ( ” Sed in rebus aeternis et spiritualibus meditandis, vel in essentiis rerum et causis generibusque et speciebus et definitionibus, abigere litterarum formas et ad eas omnino non reflectere et difficile et durum est, nisi homini ad altiora elevato et abstracto” De quattuor generibus meditalium” cit. pag. 86)


Cartesio: la filosofia come meditazione Appunti 2ultima modifica: 2013-02-11T18:52:00+00:00da anna37a
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