Cartesio: la filosofia come meditazione 13

 

 

Nella mistica medievale è presente una forma di meditazione, intesa quale attività di riflessione e ricerca orientata verso la conformazione della vita all’insegnamento della scrittura e verso la contemplazione. San Bonaventura conosce sei tappe, attraverso cui ci si eleva verso la divinità, cui corrispondono sei facoltà dell’anima: senso, facoltà immaginativa, ragione, intelletto, intelligenza e quella parte più elevata della mente detta scintilla della sinderesi. Tutte le facoltà naturali vanno esercitate. Ad esse vanno poi aggiunte la preghiera, per ottenere la grazia che riabilita, la retta condotta di vita, per ottenere la giustizia che purifica; la meditazione (meditatio), per ottenere la scienza che illumina; la contemplazione, per ottenere la scienza che rende perfetti. ( v. “Itinerarium mentis ad Deum ” par. 6 e 7, ed. Rusconi, 1996, trad. a cura di Letterio Mauro ). 

 

Nel XVI e XVII secolo nasce la scienza mistica ( De Certeau, “Fabula mistica” ed. Il Mulino, 1982, pag. 148 ). L’oggetto della mistica è inaccessibile. E’ un oggetto  illeggibile, segnato per sempre da un’alterità, rispetto alla quale il pensiero può soltanto farsi indicativo. Tutto ciò  si incorpora nell’elaborazione di un corpo di procedure in nome di qualcosa che non potrebbe mai darsi come oggetto. E dunque il credente è costretto a forgiare un linguaggio destabilizzante, dove le parole vengono forzate, distolte dal proprio luogo abituale, mescolate. Il dire mistico  costringe sè stesso a farsi trasversale, rispetto agli ambiti del linguaggio, ideatore di concetti, piuttosto che passivo rielaboratore di concetti ricevuti.  Esso deve uscire dai confini, presentarsi come sconfinata. Come nell’ossimoro, le asserzioni devono esprimere non un ordine semantico, ma il gesto di un pensiero, che produce silenzio, con lo strappare la mente alla letargia delle abitudini linguistiche, con il lanciarsi al di là di sè stesso.  ( De Certeau, cit. pag. 207)  Divengono l’analogo del dimostrativo, il quale mostra ciò che non dice. Le parole, combinandosi, devono sottrarre alla mente gli oggetti. Esiste come una spaccatura, nel linguaggio del mistico, attraverso la quale si lascia intravedere l’oggetto impossibile.  Wittgenstein ha notato la parte di indicibile presente nel seno stesso del linguaggio scientifico: ” Vi è davvero dell’ineffabile. Esso mostra sè, è il mistico ” ( L. Wittgenstein da ” Tractatus logico-philosophicus” ed. Einaudi, prop. 6.5222 ).  Il volere del mistico è un’ insanitas che non ha oggetto, costretto a mutarsi in non volere. Meister Eckhart lo definisce “distacco” : ” Dio è Dio per il suo immutabile distacco (…) Perciò, se l’uomo deve diventare simile a Dio , ciò può avvenire per mezzo del distacco. ” ( Meister Eckhart ” Del distacco” in “Trattati e prediche” ed. Rusconi, pag. 178 ). Più avanti Eckhart indica un processo di sospensione di tutte le potenze dei sensi, affinchè l’uomo rimanga rapito ” poichè il suo oggetto è … qualcosa di intellettuale senza immagine ” ( “Del distacco”, cit. pag. 179). E’ difficilmente rinvenibile nel pensiero di  Cartesio un’atteggiamento e tanto più un’ esito mistico. Tuttavia esiste almeno un punto, nelle “Meditazioni”, in cui il pensatore francese sembra prossimo al tipo di percorso mistico. E’ quando Cartesio, dimostrata l’esistenza dell’Essere perfettissimo, esorta sè stesso a sospendere ogni attività discorsiva per sostituirla con un’ attività contemplativa: ” Mi sembra qui opportuno indugiare alquanto nella contemplazione di Dio stesso (…) ammirare, adorare la bellezza di questa immensa luce, per quanto potrà sopportare lo sguardo del mio ingegno abbagliato. (…) Una simile meditazione (…) ci fa godere della maggior gioia di cui siamo capaci in questa vita” ( cit. in P. Hadot ” L’esperienza della meditazione” , in “Magazine littéraire”, 342, Aprile 1996 ). Quì il pensiero si supera nel silenzio dell’illuminazione. Si tratta, d’altra parte, di un momento isolato, che non scalfisce la compagine razionale della filosofia cartesiana, volta a fare dell’autonomia razionale dell’io il luogo in cui la modernità ha trovato sè stessa.

Cartesio: la filosofia come meditazione 13ultima modifica: 2013-02-23T16:19:00+00:00da anna37a
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