Cartesio la filosofia come meditazione 6

Accogliendo un suggerimento di P. Hadot, ( v. art. “L’experience de la meditation” in “Magazine litteraire”, 342, Avril 1996 ) si può sostenere che la scelta del genere letterario della meditazione da parte di Cartesio implichi una rottura con la tradizione aristotelica dell’epoca, sostituendola con un modo di filosofare ispirato alla filosofia antica. Ancor prima di essere un esercizio squisitamente intellettuale, la melète antica era uno sforzo psichico e mentale, attraverso il quale l’io pensante, conducendo con ordine i propri pensieri, ovvero padroneggiandoli, si distacca dal sensibile, convertendosi verso di sè. Per tale via esso acquisisce una diversa natura pervenendo all’identificazione con il proprio logos. Così infatti nel “Fedone” Socrate parla di un io autentico, identificantesi con “l’ordine dei pensieri” e che si distingue dall’io perituro e carnale: ” Amici miei, non riesco a convincere Critone che Socrate sono proprio io, questo che si intrattiene con voi in questo istante stesso e che dispone in ordine tutti i suoi argomenti. Egli crede invece che io sia quello che diverrà da qui a poco cadavere.” ( Pl. “Fedone” v. in articolo Hadot ” L’experience ecc. ” cit. ). All’inizio della terza meditazione, Cartesio inscena l’esercizio della melèete con le seguenti parole: ” Ora chiuderò gli occhi, mi tapperò le orecchie, distaccherò tutti i sensi, cancellerò dal mio pensiero anche tutte le immagini delle cose corporee e parlando solo con me stesso e guardando più in profondità, mi sforzerò di rendermi a pocco a poco più conosciuto e familiare a me stesso: io sono una cosa che pensa. ” ( Cartesio, “Meditazioni metafisiche” III, ed. Bompiani, pag. 181 ). Li’o si supera come individuo temporale e transeunte, scoprendo la propria dimensione universale ( P. hadot “L’experience de la meditation” cit. ). Il passo citato fa eco ad un’analogo platonico: ” Ma con la ragione e grazie soltanto ad essacercherò di attingere il vero, escludendo, quanto più è possibile, l’ntervento del corpo. l’uso degli occhi, degli orecchi, poichè sono essi a turbare l’anima e a impedirgli di attingere verità e : conoscenza.” ( Plat. “Fedone”, 66,a ed. garzanti 2001). un’altro passo platonico equipara il filosofare al morire alla fallacia dei sensi: ” Quelli che si occupano veramente di filosofia si abituano alla morte.” ( Plat. “Fedone” cit. 67 e ). Non sembri fuori luogo il richiamo alla filosofia antica. Cartesio conosceva la tradizione classica attraverso una duplice fonte: direttamente egli aveva letto Cicerone, Seneca ed Epitteto ( v. P.Hadot ” L’experience de la meditation ” cit. ) . Ma soprattutto egli era cosciente di quel movimento dei secoli XV e XVI caratterizzati da un ritorno all’antico modo di filosofare, che in Francia aveva avuto quale suo esponente più in vista Michel de Montaigne.

Cartesio la filosofia come meditazione 6ultima modifica: 2012-12-03T21:28:00+01:00da anna37a
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