Cartesio: la filosofia come meditazione 8

La parola “meditazione” in cartesio corrisponde ad una pratica diffusa nel secolo XVII. Si trattava di un esercizio insieme logico e retorico, volto a far rivivere nell’anima i principi e le regole della vita cristiana, al fine di conformare ad essi la condotta della propria vita. le “Meditazioni metafisiche” non sono destinate ad essere lette  tutte in una volta, ma sono concepite ognuna come sforzo per raggiungere un determinato gradino del progresso spirituale. Esse vanno meditate, ossia interiormente praticate fino a quando non se si sia assimilato il contenuto. Soltanto allora è lecito al lettore  passare alla meditazione successiva. La meditazione è anche presentata come un ritiro dal mondo, che consentirà di ritornare al mondo con uno sguardo rinnovato. Il metodo scelto per raggiungere tali fini  è analitico, ossia non muove dai principi alle conseguenze, ma lascia percorrere al lettore un itinerario che permette di scoprire le verità personalmente, attenendosi alle ragioni. Appare evidente la somiglianza con il dialogo platonico. D’altra parte le “Meditazioni” sono in realtà un dialogo, tra chi scrive e chi legge, ossia il lettore, il quale ” deve docilmente,  giorno dopo giorno, sottomettersi a uno di questi esercizi spirituali ” ( cit. in P. Hadot “L’esperienza della meditazione” in “Magazine litteraire,342,aprile 1996 ). La scelta di Cartesio era da un lato una decisa presa di posizione contro i procedimenti della tarda Scolastica, ancora imperanti all’epoca, dall’altro c’era un richiamo alla aspirazione più caratteristica della filosofia antica. In particolare il richiamo era all’esercizio della “melète”, esercizio di padronanza dell’ordine dei propri pensieri, tramite il quale il soggetto perveniva ad una più profonda padronnza di sè stesso, scoprendosi autonomo. Il modello è il passo del “Fedone” platonico dove Socrate morente distingue il corpo dall’io, identificato con l’ordine dei propri pensieri. E’ quanto ritorna nella opposizione stoica tra ciò che dipende da noi e ciò che da noi non dipende ( v. Epitteto, “Manuale” I,1 : ” Delle cose che esistono, alcune sono in nostro potere, altre no. Sono in nostro potere l’opinione, il desiderio, l’avversione e, in una parola, tutte le nostre azioni. Non sono in nostro potere il corpo, il patrimonio, la reputazione, le cariche pubbliche e, in una parola, tutte le azioni che non sono nostre.” ). Anche nelle “Meditazioni” l’io pensante, che si credeva identico al corpo, si supera nell’universalità del pensiero. Il superamento del dubbio nel cogito è un’esperienza, che il lettore-deuteragonista deve compiere e può solo compiere personalmente. A volte il discorso si può superare nel silenzio dell’illuminazione, come al termine della terza “Meditazione” : Mi sembra molto a proposito fermarmi qualche tempo alla contemplazione di questo dio perfetto… almeno tanto quanto potrà permettermelo la forza della mia mente, che ne resta in certo modo abbagliata.”

Cartesio: la filosofia come meditazione 8ultima modifica: 2013-02-06T12:50:08+01:00da anna37a
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