Cartesio: la filosofia come meditazione 9

“Il termine scelto da Cartesio quale titolo della propria opera: “Meditationes de prima philosophia” non ha precedenti nella letteratura filosofica anteriore. Quella della meditazione discorsiva era una pratica ben definita nel XVII secolo. Si trattava di un esercizio nel contempo logico e retorico, per far rivivere nell’anima i principi e le regole della vita cristiana. Descartes può aver preso dal modello di Ignazio di Loyola la rappresentazione di una cura psicologica e spirituale, attraverso la quale il soggetto perviene, attraverso tappe ben definite, alla trasformazione interiore di sè stesso. Non più degli “Esercizi spirituali” del Loyola, infatti, ognuna delle meditazioni del pensatore francese sono concepite come un esercizio e uno sforzo per raggiungere un grado del progresso spirituale, indispensabile a chi voglia compiere l’intero percorso meditativo. Essa deve essere meditata fino a quando non se ne sia assimilato totalmente il contenuto. Così si esprime Cartesio nella prima delle meditazioni: ” vorrei che i lettori non impiegassero solamente il poco tempo che occorre per leggerla, ma qualche mese o almeno qualche settimana a considerare le cose di cui essa tratta, prima di passare oltre.” Le “Meditazioni” sono presentate anche come una sorta di ritiro dal mondo, indispensabile per tornarvi in seguito con un rinnovato sguardo. ” Oggi ho liberato la mia mente da ogni cura, mi sono procurato un tempo libero da ogni cura, mi sono ritirato nella solitudine.” Come in Loyola c’è ritiro, conversione del soggetto in sè stesso. Ma, diversamente dal fondatore della Compagnia di Gesù, la direzione non è verso le verità rivelate, quanto verso un presa di coscienza del soggetto filosofico. il movimento della conversione cartesiana è di tipo analitico, tale, cioè, da accompagnare il lettore permettendogli di rinvenire le verità personalmente. L’analisi  è vista da Cartesio come una delle due vie, attraverso le quali  la dimostrazione può attuarsi. l’altra è quella detta sintetica. nelle “Risposte alle seconde obbiezioni” così si esprime il pensatore: ” L’analisi mostra la vera via, per mezzo della quale una cosa è stata metodicamente scoperta e fa vedere come gli effetti dipendono dalle cause; sì che se il lettore vuole seguirla e gettare gli occhi su tutto quel che contiene, intenderà la cosa così dimostrata non meno perfettamente e la renderà non meno sua, che se l’avesse trovata lui stesso. ” ( v. ” Meditazioni metafisiche. Obbiezioni e risposte” ed.  Laterza, 1986, pag. 144-147 ). Di contro, la sintesi ” per una via affatto diversa, e come esaminando le cause per i loro effetti ( benchè la prova che essa contiene sia sovente anche degli effetti per mezzo delle cause), dimostra, a dire il vero, chiaramente tutto quello che è contenuto nelle sue conclusioni e si serve di un lungo seguito di definizioni, postulati, assiomi, teoremi e problemi, affinchè, se si negano certe conseguenze, essa possa far vedere come queste siano contenute negli antecedenti e strappi il consenso del lettore per quanto ostinato e testardo egli possa essere; ma non dà, come l’altra, un’intera soddisfazione agli spiriti di quelli che desiderano di imparare, perchè non insegna il metodo col quale la cosa è stata trovata.” ( ” Meditazioni metafisiche cit. pag. 144   – 145) Il modello sembra essere quello del dialogo socratico, dove, attraverso opportune domande, Socrate mette il dialogante nelle condizioni di scoprire da sè il proprio sapere, da sempre presente nell’anima. E’ anche segno di una vicinanza di cartesio a quel movimento di pensiero che lungo i secoli XV e XVI aveva recuperato platonismo e stoicismo, trovando in Michel de Montaigne il  sostenitore della filosofia come esperienza vissuta. Da questo punto di vista, Cartesio fa propria una concezione antica del filosofare come esercizio (melète) consistente nell’acquisire dapprima la padronanza del discorso interiore e nel condurre con ordine i propri pensieri e, secondariamnete, nel prendere coscienza di sè, scoprendosi autonomo. E’ il senso della distinzione tra quanto dipende da noi e quanto non ne dipende. Dice Epitteto: ” Delle cose che esistono, alcune sono in nostro potere, altre no. In nostro potere sono l’opinione, il desiderio, l’avversione e, in una parola, tutte le nostre azioni. Non sono invece in nostro potere il corpo, il patrimonio, la reputazione, le cariche pubbliche e, in una parola, tutte le azioni che non sono nostre. ” ( Epit. “Manuale” 1,1 ed. BUR ).  ( per quanto precedentemente detto v. Pierre Hadot ” L’expérience d la méditation” in “Magazine littéraire”, 342, avril 1996 )

Cartesio: la filosofia come meditazione 9ultima modifica: 2013-02-07T18:02:00+01:00da anna37a
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